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Moto rettilineo
oscillatorio periodico a velocità costante
La sua formulazione matematica nel c.d.a.
è la seguente:
v - [v0*(-1)^Int(s/s1)]
= 0
(1)
Vogliamo descrivere ora un moto a
traiettoria chiusa, lungo un segmento di retta, in cui un punto P si
muove avanti ed indietro con moto rettilineo oscillatorio periodico a
velocità costante.
Cominciamo innanzi tutto a considerare il
modello bidimensionale visuale del c.d.a. (questo acronimo è usato per
abbreviare l'espressione "continuum della accellerazioni") utilizzando
il diagramma cartesiano piano bidimensionale già descritto nella sezione
precedente.
Prendiamo come esempio concreto di questo
tipo di moto, ad esempio, una insegna luminosa composta da una fila di
lampadine che si accendono in successione e che vengono usate per
comporre quelle scritte che ai nostri occhi appaiono in movimento;
immaginiamo quindi un'insegna rettilinea formata da una successione
spaziale lineare di lampadine.
Immaginiamo poi che le lampadine si accendano e si spengano ad una ad
una in successione nell'intervallo di spazio lineare dell'insegna, con
continuità, fra i due punti estremi e che allo spegnimento della
lampadina ennesima su uno dei due estremi inizi il percorso di
accensione in successione spaziale a
ritroso della lampadina n-1, n-2, ecc..., fino a ripercorrere di nuovo lo
spazio fisico dell'insegna, punto per punto e quindi lampadina per
lampadina.
Nel nostro diagramma cartesiano piano
bidimensionale, lo spazio percorso dal moto è rappresentato dalla
successione progressiva crescente delle ordinate e pertanto la
corrispondenza con l'evento osservato è univoca.
E' evidente come la curva passi dal
quadrante positivo delle velocità a quello negativo con un andamento del
tipo descritto nella figura 1, che raffigura il caso del moto rettilineo
oscillatorio periodico a velocità costante espresso dalla formula
matematica:
v - [v0*(-1)^Int(s/s1)] = 0
s ^
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| s3|--------s3--------|
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| s2|--------s2--------| Figura 1
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| s1|--------s1--------|
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| |-------O-------|------------->
v -vo
so +v0
Per il moto in esempio, moto rettilineo oscillatorio periodico con
v=costante, il vettore velocità ha modulo e direzione sempre
costanti e solamente il verso si inverte periodicamente e
puntualmente ai due estremi opposti del segmento con periodo
spaziale "s1".
Nel c.d.a. un "periodo" non è un intervallo temporale come nella
fisica ortodossa, ma è un intervallo spaziale e la "frequenza"
non é il numero di intervalli temporali (cioè periodi dello spazo-tempo)
nell'unita' di tempo così come nella fisica tradizionale essa viene
assunta come unità di riferimento dell'osservazione temporale
dell'evento, ma nel c.d.a. la "frequenza" è il numero di
intervalli spaziali (cioè periodi del c.d.a.) nell'unità di spazio
costituente l'intervallo di osservazione spaziale dell'evento stesso!
In questo esempio, trattandosi dell'accensione di lampadine, non si
considerano presenti le masse e l'accellerazione è considerata
limitatamente al solo verso e quindi in questo caso la lampadina posta
in uno dei due estremi dell'insegna indica sia l'inizio sia la fine ciclo.
Le condizioni da assumere per lo spazio percorso sul segmento nella
successione infinita dei periodi spaziali, sono:
0 < s < +infinito (2)
Le coppie di valori (v,s) sono sempre univocamente determinate,
poiché i valori di "s" sono compresi nell'intervallo (2) e quindi s non
assume mai due valori uguali, anche se nelle n coppie formatesi durante
il moto, i valori di v sono sempre costanti (tranne ed unicamente nei
punti s1, s2, .... sn) e quindi nella successione di coppie (v,s), v
é
un valore che si mantiene sempre costante durante l'intero periodo
spaziale e pari, alternativamente, a +vo e -vo
(tranne nei punti di inversione di segno della "v" in cui nello stesso
punto abbiamo la singolarità di avere in ciascun punto sn due valori di v,
+/- v)
Le coppie di valori in questi punti di singolarità
durante il moto a regime, saranno quindi
del tipo:
(vo,s0);(v,s1);(v,s2);(v,s3);(v,s4);...;(v,sn)
ove
s0=0; s1=s1;
s2=2s1; s3=3s1...; sn=ns1
(3)
Per i valori intermedi compresi negli intervalli di ciascun periodo
[+vo,(s1-s0)];
[-vo,(s2-s1)];
[+vo,(s3-s2)];....; [vn,(s(n+1)-sn)]
il valore di s sarà sempre univoco nella
coppia di stato (v,s) e la (2) e la (3) restano verificate.
L'andamento di questa funzione è dunque
discontinuo poiché il punto che va avanti ed indietro sul segmento di
linea inverte in modo puntuale rispetto allo spazio solamente il verso
del suo vettore, lasciando immutato il modulo e la direzione (cosa
peraltro non facile da riscontrare in natura...).
Per dirla in termini spaziotemporali, l'inversione di segno è istantanea
nei due punti estremi del segmento (nel c.d.a. invece, si usa
il termine "puntuale" per indicare l'istantaneità).
Il segmento con il punto che si muove
avanti ed indietro a velocità costante in modulo e direzione
costituisce, a tutti gli effetti, un misuratore di cicli di moto lungo
una traiettoria rettilinea chiusa e quindi esso costituisce un
"tachimetro", cioè un misuratore di moto secondo la convenzione del
c.d.a. ovvero, sempre secondo la convenzione del c.d.a., potrebbe anche
essere assunto a svolgere il ruolo di un "orologio" secondo il criterio
della fisica convenzionale, poiché sfruttando lo stesso principio del
pendolo gravitazionale è idoneo a misurare il moto dello "scorrere"
del tempo così come esso viene concepito nella fisica tradizionale e
misurato attraverso all'orologio a pendolo.
Lo spazio S espresso dal diagramma cartesiano piano bidimensionale del
c.d.a., si potrebbe anche definire lo spazio "proprio" del moto,
mentre il segmento di spazio costituente l'intervallo misurato dallo
sperimentatore sull'insegna luminosa, si potrebbe anche definire lo
spazio "relativo" (cioè la traiettoria identificata
dall'osservatore nel proprio sistema di riferimento) essendo appunto
relativo all'osservatore, allo sperimentatore stesso; quindi il periodo
del moto e l'oscillazione periodica, relativamente all'osservatore
sono solamente delle apparenze, mentre in realtà il moto vede se
stesso sempre in un'unica, continua e progressiva generazione di nuovo
spazio con valori positivi sempre crescenti dello spazio stesso a
partire dal punto di inizio del moto fino al cessare di esso, a
prescindere dall'andamento delle velocità e quindi dell'accellerazione
dv/ds. Tenere sempre ben presente la
cosmogonia del c.d.a. è indispensabile per capire la natura reale, fisica e
concreta dei fenomeni e degli eventi, e per dare loro la corretta
interpretazione e descrizione matematica.
Questo perché il moto, generando esso stesso lo spazio di cui ha bisogno
per propagarsi, ad ogni passata genera sempre del nuovo spazio positivo
relativamente a se stesso, cioè relativamente al moto stesso (di qui
la definizione di "spazio proprio del moto"). |