
Spunti di riflessione prima
di decidere "come" costruire le centrali nucleari.
1) La soluzione del problema delle scorie
radioattive deve avvenire preliminarmente ad ogni decisione circa la
realizzazione o meno delle centrali nucleari.
I reattori
di IV generazione in grado di utilizzare come combustibile le loro stesse scorie radioattive prodotte, sono
l'unica soluzione credibile ed affidabile ed è una colpa grave da ascrivere ai
governi di tutto il mondo il fatto che la loro sperimentazione non
sia incentivata con la priorità che merita la questione dell'approvvigionamento
di energia, a cui è del tutto evidente l'inadeguatezza della risorsa petrolifera
al fine di rispondere al fabbisogno, sia dal punto di vista economico sia della
disponibilità dei prodotti petroliferi nel prossimo futuro.
E' anche
prioritario considerare che l'unico modo ragionevolmente sicuro e quindi
accettabile per costruire le centrali nucleari, consiste nel costruirle
all'interno di un edificio corazzato sotterraneo, un “bunker” appositamente
preposto al contenimento ermetico della radioattività in cui sigillare la
centrale al momento della sua dismissione finale a fine ciclo vita, oppure nel
momento in cui durante il corso del suo funzionamento dovesse verificarsi un
evento fatale ed irreparabile capace di provocare fuoriuscita di radioattività
sul territorio e sulle popolazioni.
In tal modo
fin dalla fase iniziale della progettazione e di preventivo della costruzione
della centrale, anche i costi finali della sua dismissione sono già determinati consentendo fin dall’inizio di stabilire in modo certo ed onnicomprensivo
il costo finale del kilowatt/ora prodotto.
2)
Le centrali nucleari "a cielo aperto" non
sono accettabili per l'evidente rischio insito nella loro esposizione ad un
eventuale attacco non convenzionale tipico delle odierne guerre asimmetriche,
atti
terroristici o di sabotaggio, che arrechino danni
gravi ed irreparabili tali da determinare la
fuoriuscita di radioattività su territorio e popolazioni.(ad esempio un
commando suicida che potrebbe farsi esplodere al suo interno dopo essere
riuscito a penetrare nella centrale),
Nessuno può escludere che ciò non
succederà mai!
I trascorsi terroristici, seppur sopiti,
lasciano un largo margine di rischio ad un'azione di tipo militare
o terroristica portata dall'esterno od anche dall'interno della centrale e le
modalità con cui tale evento potrebbe accadere ben sappiamo essere "ex ante"
impensabili, come ormai ha insegnato l'attentato dell'11 settembre 2001 alle
Torri Gemelle del World Trade Center di Manhattan
a New York,
negli U.S.A..
Anche
nell'area del Mediterraneo in cui si estende il territorio italiano, questi non
sono timori fantasiosi: già in un passato neppure troppo lontano l'Italia
conobbe una sporadica
minaccia terroristica di tipo missilistico fornita dal
colonnello Gheddafi che dalla Libia minacciava di colpire
l'Italia meridionale con missili e fortunatamente, dopo un primo tentativo andato a vuoto per l'insufficiente gittata dei missili balistici di
cui disponeva in quei tempi, la minaccia rientrò e comunque poi
in Italia
cambiò il clima
politico a seguito del noto referendum e conseguente moratoria sul
nucleare italiano che ci ha tenuti al riparo dal timore che potesse verificarsi
in Italia un evento di distruzione bellica di una centrale nucleare.
Ma ormai, con l'improrogabile necessità di fare
ricorso all'energia nucleare anche in Italia, la possibilità reale e concreta di subire
atti ostili e disastri nucleari deliberatamente provocati, va ben al di là delle dotte discussioni
sulla sicurezza intrinseca di buon funzionamento dei reattori nucleari anche se tale
fattore dovrà comunque essere sempre perseguito come obiettivo primario dello
"stato dell'arte costruttiva" e come doveroso impegno di progresso
scientifico, tecnico e tecnologico.
Al di là quindi della scontata questione della
sicurezza intrinseca dei reattori nucleari e dell'eliminazione delle scorie
radioattive attraverso l'adozione di reattori nucleari di IV generazione in grado di
utilizzare come combustibile le stesse scorie radioattive da
loro
prodotte, il punto
cruciale sottaciuto o verso il quale si ostenta incauta
indifferenza, è che le centrali nucleari "a cielo aperto" sono obiettivi
militari e/o terroristici estremamente sensibili ed ambiti a motivo del fatto che
offrono la possibilità di causare, in un
solo colpo, numerosi altri danni
collaterali di gravità e vastità anche superiori al già ingentissimo danno
primario costituito dalla distruzione dell'impianto nucleare comportante il
venir meno, sull'intero territorio irrorato dalla centrale, dell'energia
elettrica che rappresenta l'elemento essenziale per funzionamento dell'attuale
sistema di comunicazioni e di organizzazione sociale.
Infatti, colpire in modo fatale ed irreparabile una
centrale nucleare significa anche, nel caso in cui essa sia stata costruita "a
cielo aperto", avere ottime probabilità di riuscire a contaminare
contemporaneamente
anche l'ambiente di un vastissimo
territorio, ampliando così i danni alla sanità dell'aria, alla fruibilità delle
risorse alimentari, a possibili effetti lesivi ed anche
mortali sulle popolazioni residenti in quei territori, con
conseguenze che si protraggono anche moltissimi decenni dopo il compimento
dell'atto ostile...
3) Pare che oggigiorno i gusci in cemento
armato con cui sarebbero costruite le attuali centrali nucleari "a cielo
aperto", siano in grado di resistere all'impatto di un aeroplano leggero (evidentemente
l'11 settembre 2001 ha insegnato qualcosa...) oppure di resistere ad un attacco
esterno con dei "bazooka", con cariche di esplosivo ed altri tipi di attacchi
"leggeri", ma questo assolutamente non basta perché, volendo, sono
disponibili
armi di gran lunga più penetranti da usare
dall'esterno e resta comunque sempre possibile l'attacco
dall'interno attraverso un commando suicida che riesca ad infiltrarsi nella centrale.
Però il punto importante in discussione, non è quello di rendere una centrale nucleare inattaccabile ed
indistruttibile, poiché questa garanzia non si potrà mai ottenere, mentre la
garanzia veramente importante che si deve invece obbligatoriamente offrire, è
quella di poter agevolmente impedire
a seguito di un disastro gravissimo ed irreparabile, l''espandersi di eventuali
possibili fuoriuscite radioattive con la conseguente contaminazione dell'ambiente,
del territorio e delle popolazioni circostanti.
Si può offrire questa garanzia solamente se
un eventuale attacco alla centrale, ancorché improbabile, sia stato
preventivamente ritenuto possibile e quindi
previsto
in sede di progetto e ad esso in quella sede sia stata data
adeguata risposta.
Occorre cioè considerare
concretamente il rischio vero e proprio di un atto di guerra
asimmetrica proveniente dall'uso di armi moderne e
sofisticate (missili, bombe di profondità terrestre che esplodono nel sottosuolo
dopo aver perforato il terreno per vari metri, come quelle utilizzate dagli
americani per tentare di colpire Saddam nei suoi bunkers sotterranei, ecc...).,
ed il sabotaggio della centrale dall'interno da parte di un commando
terroristico od anche militare!
Occorre partire dal presupposto che
prima o poi capiteranno certamente degli eventi fatali,
devastanti, che causeranno danni gravissimi ed irrimediabili alle centrali
costruite "a cielo aperto", provocando incontenibili contaminazioni del sito e
dei territori circostanti.
La probabilità che tali eventi avvengano in
tempi prossimi, cresce nel mondo proporzionalmente con il proliferare della
produzione di energia elettrica tramite centrali nucleari ed aumenterà in modo
esponenziale nel momento in cui non si troverà più alcun modo per contenere il
prezzo del petrolio entro un ragionevole limite
sostenibile dalle economie dei paesi consumatori, poiché in mancanza di ciò inevitabilmente in
tutto il mondo assisteremo all'avvio di una rincorsa a massicci programmi di costruzione di centrali
nucleari, anche
perché sempre nuovi paesi emergenti si aggiungono al gruppo dei paesi bisognosi
di energia per sostenere il loro crescente sviluppo tecnologico ed industriale e
non sono purtroppo realistiche altre soluzioni alternative al nucleare.
Costruendo le future centrali nucleari in uno speciale
bunker sotterraneo già predisposto per essere ermeticamente sigillato, un
eventuale possibile atto di guerra asimmetrica, terroristico o di sabotaggio, avrà
conseguenze minimali sul territorio e sulla popolazione, a differenza delle
conseguenze che si avrebbero qualora un identico evento colpisse una centrale costruita "a cielo aperto",
in questo caso
sicuramente pericoloso per il
territorio, l'ambiente e la popolazione ia seguito di un evento fatale ed
irreparabile.
Nel caso che più ci preme e cioè di disastro
deliberatamente provocato ad opera di mani ostili,
una rapida e sicura soluzione attraverso un
protocollo di sigillamento già previsto
in sede di progetto iniziale della centrale, è inoltre una credibile garanzia di sicurezza
anche per coloro che lavorano nella
centrale sotterranea stessa.
4) A fronte di tali eventi distruttivi che
purtroppo occorre ragionevolmente pensare che prima o poi si verificheranno,
vi è un solo modo per rendere accettabili le centrali nucleari a fissione e
costruirle anche subito, nel numero necessario, purché esse siano
costruite in speciali bunkers sotterranei già predisposti per sigillare
ermeticamente la centrale nel sottosuolo a fine ciclo vita oppure nell'infausto caso
di
un disastro fatale ed irreparabile alla centrale stessa,
deliberatamente provocato da un atto terroristico, di sabotaggio o di
guerra asimmetrica.
La scelta di questa soluzione consente di porre
in atto strategie di architetture costruttive di tipo autosigillante o che
comunque
all'occorrenza favoriscano il rapido, sicuro ed ermetico sigillamento nel sottosuolo
delle centrali nucleari
E' infatti possibile realizzare sistemi di architetture costruttive
in speciali bunkers che, in caso di bisogno,
si prestino ad una veloce opera di sigillamente della centrale nucleare
all'interno del bunker stesso, in modo da realizzare un ermetico "sarcofago"
di protezione.
Quando invece per una centrale nucleare "a
cielo aperto" gravemente ed irrimediabilmente danneggiata si rendesse eventualmente necessaria l'opera di sigillamento in un
sarcofago
(vedi il caso di Cernobyl...), poiché tale operazione non è stata preventivamente predisposta
fin dal
progetto iniziale di costruzione, essa potrebbe rivelarsi assai rischiosa per gli
addetti che la
devono occasionalmente eseguire senza disporre di un protocollo operativo appositamente predisposto per quella specifica centrale e l'operazione
risulterebbe problematica, lunga, difficoltosa e con incertezze sulla sua
tenuta nel tempo, come nel caso di
Cernobyl dove ancora oggi
esistono rischi sulla tenuta del sarcofago
protettivo
5)
Il
maggior costo economico iniziale emergente dalla costruzione di una centrale
nucleare nel sottosuolo, potrà eventualmente influire sulla sua convenienza
economica rispetto ad altre fonti di energia, ma mai il maggior onere
economico ed ingegneristico necessario alla sua realizzazione in uno speciale
bunker sotterraneo, dovrà essere portato come scusante di una scelta avventata
ed irresponsabile come quella di costruirle "a cielo aperto".
La complessità ingegneristica della gestione sotterranea
di un reattore nucleare è assai simile a quella
oggi già ottimamente risolta nei sottomarini nucleari che gestiscono un reattore
nella profondità degli abissi marini dove esiste il modo sicuro
di pompare all'esterno dello scafo l’acqua
vincendo la resistenza dell’elevatissima pressione esterna
alla profondità di centinaia di metri sotto il livello del mare.
Nel caso delle centrali nucleari sotterranee, le odierne tecnologie sono
certamente in grado di risolvere il principale problema costituito dalla necessità
di pompare in sicurezza all'esterno della centrale i
liquidi di raffreddamento del reattore, dove occorre solamente vincere la forza di
gravità terrestre e la pressione barometrica per la risalita dei fluidi ai
livelli esterni di quota superiore.
Quanto ai
maggiori costi della gestione di un reattore nucleare nel sottosuolo, se essi
sono accettabili nell’ambito del costo complessivo di un sommergibile nucleare,
risultano sicuramente proporzionati ed accettabili anche per gli
impianti delle centrali nucleari sotterranee.
In ogni caso il maggior costo economico
iniziale per la costruzione di centrali nucleari in speciali bunkers sotterranei, sarebbe ampiamente compensato al momento
della dismissione della centrale al termine del suo ciclo di vita, in
quanto non si dovrebbero più sostenere i costi ingentissimi del suo
smantellamento nonché i problemi logistici della custodia del sito per lunghi decenni prima
che esso possa essere dichiarato privo di contaminazione residua e quindi il
territorio posa essere restituito alla comunità.
Si tratta
di investimenti a lungo termine in cui nel calcolo del costo del kilowatt/ora
prodotto occorre includere anche il risparmio ottenuto sui costi finali di
smantellamento della centrale.
Esiste poi, oltre
all'aspetto economico, anche una considerazione di opportunità sociale sulla necessità di costruire le centrali nucleari nel sottosuolo,
poiché occorre tener conto che il ciclo di vita di una centrale
nucleare è
mediamente
di circa i 60 anni e dopo tale periodo essa deve essere
completamente smantellata, lasciata chiusa per moltissimi decenni in cui essa deve
essere custodita in sicurezza al fine di attendere che si esaurisca completamente la
contaminazione residua del sito, prima che quest'area del territorio possa
essere restituita alla popolazione per un normale uso.
Sono tutt'oggi
ancora irrisolti i problemi posti dalla necessità d'isolamento
e di sorveglianza delle centrali attualmente già costruite "a cielo
aperto" (per quella di Latina, ormai prossima al pensionamento, pare non si
sappia ancora bene neppure da dove iniziare...) mentre per quelle costruite nel
sottosuolo questo problema non si pone e visti i costi stratosferici
attualmente
previsti per le dismissioni delle centrali già costruite, ciò andrà a
recupero del maggior onere economico iniziale sostenuto per progettarle e
costruirle nel sottosuolo e per la realizzazione delle apposite strutture da
impiegare per il
rapido e sicuro sigillamento
dell'impianto nel sottosuolo in un ermetico
"sarcofago".
6) Da un punto di vista politico
internazionale, prendere la decisione politica di costruire le nostre centrali
nucleari nel sottosuolo in speciali bunkers capaci, in caso di necessità, di
sigillare la centrale ermeticamente in modo agevole, rapido e sicuro, ci
porrebbe nella condizione di poter legittimamente chiedere ai paesi
nostri confinanti, anche per le loro nuove centrali nucleari, garanzie pari a quelle da noi
offerte e potremmo diventare esportatori di questa nuova tecnologia qualora
fossimo stati capaci di realizzare tali impianti (con evidenti
vantaggi sull'economia ed il prestigio nazionale)
Concordo sul fatto che non essendo ufficialmente note nel mondo
precedenti esperienze cui riferirsi, il Governo italiano si troverebbe
nella posizione di essere il primo a deliberare ufficialmente la
costruzione di centrali nucleari civili in bunkers sotterranei.
Siccome però sono alcuni decenni che nei mondo si discute della
soluzione sotterranea (il primo a proporla fu il Premio Nobel Sacharov
ed in Italia il prof. Mario Silvestri ne parla nel suo libro "Il futuro
dell'Energia",
1988 editore Bollati-Boringhieri),
è ragionevole pensare che in paesi tecnologicamente
avanzati e strategicamente aggressivi come Russia, Isralele od U.S.A.,
centrali sperimentali sotterranee ad esclusivo uso militare potrebbero già a tutt’oggi
essere funzione coperte dal segreto militare e quindi potrebbero
comunque non essere più oggigiorno una novità assoluta.
Il
paese che sosterrà il ruolo di pioniere in questa scelta di campo del
tutto politica, si vedrà certamente caricato di un onere non solo
economico ma anche e soprattutto di una sfida non indifferente nella
propria capacità di normare progetti di questo tipo di opere sul proprio
territorio, non potendosi pensare che tutto possa risolversi “sic et
simpliciter” con l’interramento delle strutture delle attuali centrali
così come esse vengono attualmente costruite, limitandosi a modificare
solamente quelle parti incompatibili con l’interramento.
Sarebbe certamente molto più agevole, veloce ed economico seguire
pedissequamente anche in Italia l’esperienza dei paesi già
nuclearizzati, come in effetti il nostro Governo ha già in parte fatto
tramite accordi di collaborazione fra l’Enel e l’omologa azienda
francese.
La
decisione se costruire le prossime centrali nucleari italiane "a cielo
aperto" oppure in "bunkers" sotterranei è quindi anche squisitamente
“politica”: se il Governo italiano pensa di essere in grado di escludere
a priori e con certezza la possibilità che ai danni di una centrale
nucleare italiana possa verificarsi negli anni a venire il paventato
fatale ed irreparabile attacco bellico non convenzionale tipico delle
guerre asimmetriche (ad esempio da parte di un commando suicida di
terroristi che potrebbe farsi esplodere dopo essere riuscito a penetrare
nella centrale), allora si può procedere tranquillamente all’avvio di un
programma italiano di nuove centrali nucleari a cielo aperto, ma nel
caso in cui i nostri decisori politici non fossero in grado di fornire
la garanzia che un siffatto evento non abbia mai a verificarsi in
futuro, allora s’impone la decisione “politica” di domandare ai tecnici
italiani di predisporre ex novo un progetto italiano di normative che
consentano di costruire le erigende centrali nucleari sul territorio
italiano in bunkers sotterranei, con l’esigenza prioritaria di dotare la
costruzione di un sistema atto a garantire un sicuro sigillamento degli
impianti perfettamente impermeabile alle radiazioni, in qualsiasi
momento si rendesse necessaria tale procedura e comunque nel momento
della dismissione della centrale alla fine del suo ciclo di vita.
In
tal modo fin dalla fase iniziale della progettazione e di preventivo
della costruzione della centrale, anche i costi finali della sua
dismissione sono già inclusi e noti consentendo fin dall’inizio di
stabilire in modo certo ed onnicomprensivo il costo finale del
kilowatt/ora prodotto.
Fra
l’altro è bene osservare che la situazione italiana è assai diversa da
quella degli altri paesi nuclearizzati che già da decenni si sono dotati
d’impianti nucleari a cielo aperto e pertanto si trovano nella
spiacevole situazione di dover ammettere presso i loro elettori di aver
accettato in passato di esporre i loro paesi ed il loro popolo a rischi
intollerabili alla luce della criticità dei rapporti internazionali che
non solo da oggi vedono nazioni colpite da atti di guerra asimmetrica,
al punto che anche l’Italia mantiene proprie forze militari all’estero
nello strenuo tentativo di eradicare questi fenomeni fintantoché essi si
generano ancora lontano da noi, nella speranza di riuscirvi prima che
possano arrivare a colpire anche in Italia.
7) In relazione, infine, alla situazione di
stallo venutasi a creare a suo tempo con il referendum che bloccò la ricerca e
lo sviluppo della tecnologia nucleare in Italia, le risultanze referendarie
poggiano su una consultazione pro o contro le centrali costruite "a cielo
aperto" e pertanto intrinsecamente pericolose per la popolazione ed il
territorio a prescindere dal loro corretto funzionamento tecnico.
La proposta di costruirle nel sottosuolo in
appositi bunkers speciali autosigillanti, è a mio avviso sufficiente a rimuovere
il presupposto del referendum e della conseguente moratoria.
Mi pare che l'unica argomentazione legittima
per un’esclusione pregiudiziale della costruzione di centrali nucleari a cielo
aperto in Italia, sia la loro oggettiva pericolosità sociale e mi pare che
questa ragione fosse anche l'unico motivo addotto dagli stessi proponenti del
referendum.
Penso si possa pertanto ragionevolmente
concludere che la scelta popolare esprima una chiara richiesta delle popolazioni
ad avere garanzie totali, incondizionate, commisurate alle
gravissime ed estese conseguenze che avrebbe, per le popolazioni interessate, il
verificarsi di un disastro irreparabile alla centrale causato da deliberati atti
di sabotaggio, terroristici o militari, in grado di provocare un esteso fall-out
radioattivo qualora non esista la possibilità di intervenire in modo veloce ed
efficace, attraverso un protocollo di ermetico sigillamento nel sottosuolo
preventivamente predisposto per ciascuna centrale, tenuto conto di ogni
specifico aspetto e caratteristica già fin dalla fase iniziale di progetto di
ciascuna singola centrale.
L'unica garanzia indiscutibile che potrebbe
permettere una libera costruzione delle centrali, è quindi quella della loro
realizzazione nel sottosuolo, in bunker sotterranei speciali.
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