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(in
queste pagine il termine "accellerazioni"
è scritta con la "doppia elle", per distinguere l'accellerazione a=dv/ds
qui trattata, dall'accelerazione a=d2s/dt2 della fisica convenzionale)

La
diretta conseguenza fisica della
relazione dimensionale:
Tempo = Velocità
(leggesi: dimensione fisica "Tempo" coincidente
con la dimensione fisica "Velocità")
è la
generazione geometrica della curva delle velocità f(V), ad una
variabile, costituita dal "continuum delle accellerazioni"
(con la "doppia elle", per distinguere questa accellerazione a=dv/ds,
dall'accelerazione convenzionale a=d2s/dt2) a cui possiamo
considerare vincolata l'infinità degli insiemi costituiti dai sistemi di riferimento
spaziali aventi la loro origine coincidente con i punti della curva che rappresenta
l'universo delle accellerazioni.
Possiamo semplificare il modello considerando la generica curva f(V), una retta
costituente l'asse delle velocità assolute.
Si assumono le seguenti convenzioni di simboli:
C (maiuscolo) = velocità della luce espressa nell'universo assoluto
delle accellerazioni.
c (minuscolo) = velocità della luce espressa nell'universo
privilegiato.
O (maiuscolo) = Origine dell'universo assoluto
o (minuscolo) = origine dell'universo privilegiato
X,Y,Z (maiuscoli)= coordinate spaziali dell'universo assoluto
x,y,z (minuscoli) = coordinate spaziali dell'universo privilegiato
V (maiuscolo) = coordinate delle Velocità dell'universo assoluto
v (minuscolo) = coordinate delle velocità dell'universo privilegiato
S (maiuscolo) = coordinate spaziali del modello semplificato
dell'universo assoluto
s (minuscolo) = coordinate spaziali del modello semplificato
dell'universo privilegiato
Il modello
di rappresentazione dell'universo assoluto risulta formato da un sistema di
riferimento (scritto in caratteri maiuscoli) O(X,Y,Z,V), ove "X,Y,Z"
sono le tre variabili spaziali, coordinate del vettore spaziale assoluto e "V"
la quarta variabile, coordinata della velocità assoluta associata.
L'Universo Assoluto delle accellerazioni si può quindi rappresentare con un sistema di
riferimento che, da un punto di vista dimensionale, rappresenta quindi due sole
dimensioni: la dimensione spazio S=f(X,Y,Z) e la dimensione
velocità V=f(VX,VY,VZ).
Questo modello descrive quindi, in assoluto, l'insieme delle accellerazioni
del moto dei corpi e genera a sua volta una infinità di sottoinsiemi di universi lungo l'asse
assoluto delle velocità, un sottoinsieme dei quali costituisce proprio
quell'insieme di corpi percepibili dal nostro occhio capace di utilizzare il
segnale luminoso e che possiamo convenire di considerare in modo privilegiato
e chiamare "il nostro universo" (quello cioè che comunemente
consideriamo originato dal big-bang).
Questo
"nostro universo" è considerato un universo privilegiato per il
motivo di essere caratterizzato dal fatto di essere quell'universo che cade
sotto i nostri sensi: di tutti gli universi possibili ed ipotizzabili è
quindi quell'universo che si rapporta in modo specifico all'Uomo ed alle sue facoltà
percettive e per questo lo chiameremo anche "Universo
Antropocentrico" (cioè che è "centrato" sull'Uomo
nel senso che è correlato all'Uomo) oppure anche "Universo
Elettromagnetico" perché esso soggiace a quelle leggi che la fisica
denomina come elettromagnetismo.
L'asse V
delle velocità assolute nel sistema assoluto delle accellerazioni, descrive
quindi l'infinità di sistemi di riferimento O(X,Y,Z,V)
di cui possiamo considerare privilegiato l'insieme di universi o(x,y,z,C)
(minuscolo) con l'origine o=C (velocità della luce)
descritto dall'insieme dei sistemi di riferimento privilegiati o(x,y,z,C)
ove V=C(Origine)="C"=(velocità
della luce nel sistema di riferimento assoluto).
Possiamo
per nostra comodità definire i sistemi o(x,y,z,v)
(scritti in minuscolo) sottoinsiemi di sistemi di riferimento privilegiati
appartenenti all'Universo di cui l'Uomo fa parte, all'interno del quale la
luce assume la funzione di vincolo a cui è collegata la nostra fisiologia,
la nostra biologia e le nostre facoltà di percezione, unitamente alla nostra
capacità di conoscenza, ove "(x,y,z,v)"
sono le coordinate del moto riferito al nostro insieme privilegiato di
universi ed "o"
l'origine di tale insieme privilegiato posto nel punto V=C=(velocità della
luce) dell'universo assoluto delle accellerazioni.
Il nostro
universo può quindi essere descritto da un insieme di sistemi di riferimento ad un grado
di libertà con un vincolo costituito dal posizionamento fisso della sua origine al punto
V=C del continuum assoluto delle accellerazioni.
All'interno di questo insieme di sistemi di riferimento privilegiati costituente il nostro
mondo fisico, un punto p(x,y,z,v)
(minuscolo) si muoverà quindi in un sistema di riferimento a quattro variabili passante per il punto V=C (velocità della luce)
nell'Universo assoluto delle accellerazioni.
Quindi ogni punto P(X,Y,Z,C)
(maiuscolo) di questo sistema di riferimento, per
il fatto stesso di esistere, è dotato di moto proprio nell'universo
assoluto e quindi anche di un valore assoluto di velocità nel sistema di
riferimento assoluto, il quale può essere anche considerato come velocità propria
del punto p(x,y,z,"zero")
(minuscolo) al suo stato
di riposo nel sistema di riferimento privilegiato.
Inoltre i
vettori delle velocità relative ai sistemi di riferimento privilegiato, debbono
sottostare al vincolo di non avere componenti che si proiettino su direzioni
parallele all'asse V delle
velocità assolute.
Gli universi privilegiati saranno quindi identificati solamente da quell'infinità di insiemi di
universi per i quali, sono soddisfatte le condizioni seguenti:
1) il valore della velocità assoluta V é uguale a "C" (velocità della luce)
per qualsiasi valore della velocità "v" relativa al sistema privilegiato
2) la direzione del vettore rappresentante la velocità relativa "v" é normale
all'asse delle velocità assolute.
Gli
universi privilegiati che l'Uomo può conoscere in affinità ed in rapporto con
la sua fisiologia e biologia, sono quindi costituiti solo da quei
sistemi di riferimento in cui le direzioni delle velocità sono
perpendicolari all'asse delle velocità assolute e passanti per il punto
"C" (appartengono cioè all'iperpiano normale all'asse
delle velocità assolute e passante per il punto C).
Secondo
questo modello la velocità della luce, nel nostro universo, è superabile
solamente in quella componente "v" dell'intensità del vettore
delle velocità relative che è perpendicolare all'asse V delle velocità assolute
e quindi a patto di mantenere la retta rappresentante la direzione del
vettore di velocità relativa, giacente sull'iperpiano passante per V=C e
normale all'asse V.
Variare la direzione del vettore delle velocità relative al di fuori della
perpendicolarità con l'asse V delle velocità assolute, significa uscire
fuori dalla dimensione fisica compatibile con la fisiologia e biologia
dell'Uomo.
Per il momento nessuna ipotesi viene avanzata per velocità negative.
COSMOGONIA DEL CONTINUUM DELLE
ACCELLERAZIONI
RAPPRESENTATO DAL VINCOLO FUNZIONALE F(V,S)=0
E' importante affermare innanzi tutto sul piano filosofico e cosmogonico, che
l'esistenza e la presenza del moto non sono determinate dall'esistenza di una linea
spaziale (la traiettoria) percorsa dal moto ma, invece, dall'esistenza di una qualità e
di una caratteristica del moto, la velocità, la quale prescinde
dall'esistenza stessa dello spazio.
Il moto, cioè, dal punto di vista cosmogonico e filosofico, genera lo spazio e
non viceversa ed è l'elemento causale dello spazio stesso.
Infatti la cosmogonia dell'Universo delle accellerazioni, vede il Moto
come causa ed origine di tutte le cose, anche dello spazio stesso.
L'equazione di un moto assoluto è quindi rappresentata dalla
F(V,S)=0
in
cui S=f(X,Y,Z) e V=f(VX,VY,VZ); quella di un moto
relativo dalla f(v,s)=0
in cui s=f(x,y,z) e v=f(vx,vy,vz).
Da un punto di vista filosofico l'allegoria della genesi, secondo la tradizione
occidentale, risulterebbe interpretata in questo modo:
"...ed in principio era il Moto..."
e per quanto riguarda il:
"...fiat lux..."
nella cosmogonia dell'Universo delle accellerazioni c'è proprio l'assunzione della luce
come campionatura concreta del Moto (attenzione: assunzione della
"luce" e non della "velocità della luce" che, invece, ne costituisce
la caratteristica dimensionale).
La luce, quindi, è veramente un "campione concreto" di moto
(ad esempio un raggio di luce laser è effettivamente concreto) che esiste
concretamente in natura come dimensione fisica unidimensionale, a se stante
ed indipendente da ogni altra dimensione fisica e che si riscontra e si identifica
in natura con altrettanta facilità dello spazio.
Per questa sua naturale diponibilità ed per l'invarianza della sua velocità,
il raggio di luce costituisce il campione naturale di unità di misura per
quantificare il moto.
Nell'Universo
descritto dal continuum delle accellerazioni, si prescinde dall'esistenza del tempo inteso
secondo la fisica convenzionale; esso cioè non è necessario per descrivere compiutamente
ed esaustivamente la realtà e rappresentare i fenomeni e gli eventi nel nostro
universo;
quindi che esista o no il tempo, da esso si può prescindere e si può fare a meno di far
ricorso ad esso!
La dimensione velocità è la caratteristica, la proprietà stessa del
Moto, cioè la dimensione
fisica del Moto stesso.
Non esiste Moto senza Velocità e non esiste Velocità senza Moto; sono proprietà e
caratteristiche inscindibili.
-
La Velocità rappresenta concretamente la dimensione fisica del Moto.
Ho chiamato spazio-velocità il modello del mio "continuum delle
accellerazioni", perché mi sembrava più intuitivo secondo i concetti convenzionali
della fisica, ma avrei anche potuto chiamarlo benissimo modello "spazio-moto".
Anzi quest'ultima espressione ("spazio-moto") è forse quella più
appropriata, perché le uniche due dimensioni fisiche contemplate nel mio
universo delle accellerazioni, rappresentazione bidimensionale
della realtà secondo il vincolo funzionale F(V,S)=0, sono
effettivamente solo lo spazio ed il moto, ove il principio causale è il
moto, da cui anche lo spazio si origina.
Lo spazio viene inteso non come composizione di tre differenti dimensioni fisiche, bensì
come una ed una sola dimensione fisica, unica dimensione spaziale che, nel caso specifico
della rappresentazione, puramente matematica attraverso un sistema di riferimento
cartesiano formato da tre rette orientate a partire dalla loro intersezione d'origine,
si
sviluppa secondo tre componenti variabili (x,y,z) della stessa identica natura fisica
spaziale.
Quindi nell'Universo descritto dal "continuum delle accellerazioni ", lo spazio esiste,
è generato dal moto e
conta per una sola dimensione fisica a tre variabili s=f(x,y,z),
cioè lunghezza, altezza, profondità; la velocità
v=f(vx,vy,vz)
costituisce la seconda dimensione fisica restante.
Il mio universo delle accellerazioni consente di ipotizzare un universo noto (cioè quello
privilegiato, il nostro Universo, che definisco antropocentrico) ed il resto dell'Universo
che prescinde dalla dipendenza dell'utilizzazione della luce e dell'elettromagnetismo come
fondamento dimensionale.
Questo Universo Privilegiato, è conosciuto ed esplorato dall'Uomo attraverso le facoltà
del proprio corpo fisico, utilizzando innanzi tutto la propria capacità visiva e le leggi
dell'elettromagnetismo, di cui la luce è il campione naturale ed a cui è vincolata e
dipendente la fisiologia e la biologia umana.
Inoltre la cosmogonia del continuum delle accellerazioni ipotizza che l'Uomo abbia
identificato e stia esplorando, con le proprie facoltà e con le macchine che costruisce
come estensione delle proprie facoltà, sempre e solo una stessa faccia
dell'Universo, quella elettromagnetica del nostro universo privilegiato, dipendente dalle
leggi dell'elettromagnetismo e dalla presenza della luce, esattamente come l'Uomo
identifica ed osserva, rimanendo vincolato alla terra, unicamente una faccia sola della
luna, sempre la stessa.
L'aspettativa che il mio continuum desidera generare, è che l'Uomo arrivi a scoprire
anche altre facce dell'Universo, per fare la cui cosa è necessario disporre di
una rappresentazione matematica dello stesso, che preveda già una infinità di Universi
Relativi, oltre al nostro Universo Privilegiato (Antropocentrico), proprio come nel caso
del "continuum delle accellerazioni".
Pur nel limite di avere ancora l'Universo Assoluto come confine estremo (cartesiano) della
nostra conoscenza e rappresentazione della realtà, per il momento ancora invalicabile, la
mia rappresentazione concettuale dell'Universo consente però di immaginare già
l'universo in cui noi viviamo ed in cui siamo immersi, come Universo Relativo
(privilegiato ed antropocentrico) e quindi consente, dal punto di vista teorico e
matematico, di ipotizzare e di studiare l'eventualità dell'esistenza di altri universi
in altre dimensioni fisiche che valichino i confini dimensionali del nostro
Universo, caratterizzato dal vincolo alle leggi dell'elettromagnetismo, a
cui ogni realtà fisica e concreta soggiace, Uomo compreso e che possano
liberamente concepire l'esistenza e la vita anche a prescindere dalla nostra
dimensione temporale.
RAPPRESENTAZIONE
GRAFICA DEL
CONTINUUM DELLE ACCELLERAZIONI
Sarebbe bene non approcciare lo studio dei moti nel
c.d.a. (leggi: c.d.a.= "continuum delle accellerazioni")
utilizzando già subito sistemi di quattro equazioni e quattro incognite,
perché il c.d.a. obbliga a seguire certe convenzioni cosmogoniche e
cosmologiche che sono di difficile intuizione sotto la forma matematica che
usiamo abitualmente nel modello spazio-tempo ed occorre prima aver
interpretato nel modo corretto i fenomeni e gli eventi fisici, utilizzando
il diagramma visuale formato dal sistema cartesiano semplificato
dell'universo privilegiato delle accellerazioni e cioè il modello piano
bidimensionale del c.d.a., in modo da avere ben chiaro in modo visuale
il significato bidimensionale di ciò che si dovrà poi
sviluppare da un punto di vista matematico attraverso l'utilizzo delle 4
variabili risultanti dalle 3 coordinate spaziali + 1 coordinata per la
velocità
Costruiamo quindi su un piano questo
diagramma visuale del sistema cartesiano semplificato dell'universo
privilegiato delle accellerazioni, approfittando del fatto che il modello di
rappresentazione della realtà del c.d.a. è bidimensionale (anche se con 4
variabili...)
Consideriamo inoltre questo sistema di
riferimento un sistema di riferimento non inerziale, in questa prima
fase preliminare di approccio allo studio del c.d.a..
Il modello visuale piano bidimensionale non inerziale del c.d.a., si
presenta come segue:
s
^
|
|
|
|
|
|
|
O-------------------------------->
v
In
cui il c.d.a. f(v,s)=0 é la rappresentazione implicita mediante curva
funzione, continua e derivabile insieme alle sue derivate prime.
Consideriamo ora la figura sottostante:
s
^
| |
| |
Figura 1.
| |
O-------------> v
v1
Nella figura sopra riportata é indicata la
visualizzazione piana di un moto uniforme a velocità "v1" costante, a mo' di
esempio della più semplice rappresentazione dei moti; in questo caso
l'angolo "alfa" formato con l'asse delle ascisse delle velocità "v"
dalla retta rappresentante il moto parallela alle "s", é di 90 gradi
e la retta stessa é parallela all'asse delle ordinate "s" rappresentante gli
spazi percorsi e che successivamente a questa fase visuale dovranno
essere trattati nella loro forma completa delle rispettive 4 variabili
risultanti dalle relazioni fondamentali:
s=f(x,y,z) e v=f(vx,vy,vz).
In questo particolare caso illustrato nella Figura 1. si ha che:
a(ccellerazione) = dv/ds = ctg"alfa" = 0 =
costante
I PUNTI MATEMATICI FONDAMENTALI E
QUALIFICANTI
DEL CONTINUUM DELLE ACCELLERAZIONI
I sei fondamenti matematici espressi dal continuum delle accellerazioni, hanno alcune
conseguenze per la fisica.
Il primo fondamento, apparentemente privativo, in realtà molto
pragmaticamente non si prefigge di porre in discussione l'esistenza della
dimensione temporale bensì semplicemente di prescinderne, mentre quelli successivi
costituiscono la traduzione nel formalismo matematico del fatto stesso del
prescindere dall'esistenza della dimensione temporale:
Abbandono della relazione convenzionale
V=S/T e delle sue omologhe espressioni T=S/V e S=TV.(punto
sostanzialmente originale nonché originario della nuova ipotesi, e
rivoluzionario nei suoi fondamenti concettuali)
-
Adozione di un
campione concreto ed unidimensionale di unità di misura per lo spazio, il quale
spazio viene
misurato per comparazione diretta con il campione stesso
Adozione di un
campione concreto ed unidimensionale di unità di misura per la velocità, la quale
velocità viene
misurata per comparazione diretta con il campione stesso (questo
punto è sostanzialmente innovativo e rivoluzionario
rispetto alla fisica convenzionale)
Creazione del sistema del riferimento spazio-velocità, denominato
"continuum
delle accellerazioni" (questo nuovo modello fisico bidimensionale di rappresentazione della realtà è
la conseguenza innovativa e rivoluzionaria della nuova ipotesi)
-
Definizione della
accellerazione del punto P lungo una traiettoria
prefissata P(p1,p2) in funzione della sua velocità V:
"Dicesi accellerazione del punto P (con la
"doppia elle", se vogliamo, per distinguerla dall'accelerazione convenzionale a=d2S/dT2),
la variazione unitaria della velocità del punto P nell'unità di spazio".
Si ha quindi:
-
accellerazione puntuale del punto P = Ap=dV/dS
-
accellerazione uniforme del punto P = Au=(V2-V1)/S
-
Abbassamento di un grado del
livello di indeterminazione di tutte le formule
matematiche utilizzate nella scienza della fisica, della cinematica
e della dinamica dei corpi, potendosi eliminare una delle costanti
di indeterminazione nel calcolo matematico della funzione di
integrale (la velocità infatti non è più una derivata prima e l'accellerazione
del c.d.a. è invece una derivata prima anziché una derivata
seconda...).
Questo potrebbe rivelarsi determinante in futuro per un
proseguimento efficace dello sviluppo delle nostre conoscenze
dell'universo e dei fenomeni attraverso le convenzionali formule
matematiche riportate ad un livello più intuitivo e visuale.
Questo modello fisico e
matematico consiste quindi essenzialmente nella scelta conveniente ed
opportuna delle sue unità di misura fondamentali (spazio e velocità al posto
dello spazio e del tempo della fisica ortodossa) e soprattutto nella
scelta del campione di unità di misura delle velocità, il raggio di luce,
che nel c.d.a. è un elemento concreto come ad esempio il raggio
di luce laser che ha la proprietà di avere velocità costante nel mezzo di
propagazione considerato e di prescindere dal sistema di riferimento usato e
da qui la sua preziosa invariabilità.
Il campione di unità di misura della dimensione fisica del moto, cioè la
velocità del raggio di luce, ha inoltre il pregio di non essere espresso da
una formula matematica fittizia come nella fisica ortodossa tradizionale, ma
di essere fra gli elementi facilmente reperibili e campionabile in natura.
Dal punto
di vista del linguaggio matematico, i sei punti sopra riportati costituenti
i fondamenti della rappresentazione della realtà secondo il
"continuum delle accellerazioni", incidono in modo determinante sul successivo sviluppo matematico delle
formule stesse della fisica, sia nel momento stesso in cui si abbandona la formula V=S/T (cioè una relazione
matematica considerata, in questa ipotesi, una relazione fittizia fra grandezze), sia quando
da questa ipotesi viene generato un nuovo rivoluzionario
continuum per la rappresentazione fisica e matematica della realtà,
rappresentazione che non ha precedenti nella storia della fisica poiché
è la conseguenza di una inedita ipotesi di coincidenza dimensionale
fra la dimensione temporale e la dimensione rappresentata nel c.d.a. dalla
velocità del moto.
Questo però non significa aver
effettuato una operazione di eliminazione di quanto nella fisica
tradizionale viene di fatto concretamente espresso attraverso la dimensione
temporale, cioè l'azione dello "scorrere" del tempo, ma
significa aver interpretato e recepito la natura di espressione di moto
fornita dalla dimensione temporale, operando il collasso della sua
formulazione dimensionale V=S/T nell'espressione della coincidenza
dimensionale T=V adottata nel c.d.a.
Il concetto ispiratore del c.d.a. non è dunque quello dell'eliminazione
della dimensione temporale, ma quello di ipotizzare invece in concreto
il collasso della relazione dimensionale T=S/V nella relazione dimensionale
T=V, con il consequenziale venir meno delle altre omologhe espressioni
correlate.
IMPORTANTE: il c.d.a. non ha nulla a che vedere con il cosiddetto "spazio
delle fasi" della fisica ortodossa, nel quale qualcuno
vorrebbe far ricadere i criteri ed i fondamenti del C.d.A. solamente per il
fatto che nello spazio delle fasi il moto è rappresentato tramite la
visualizzazione di spazio e relativa traiettoria del punto in movimento
nello spazio stesso, senza far apparire direttamente ed esplicitamente la
dimensione temporale.
Lo spazio delle fasi è invece quanto di più distante dai
fondamenti del C.d.A. poiché nello spazio delle fasi la
dimensione fisica corrispondente al "Tempo" resta sempre in gioco, al
contrario del C.d.A. dove il "Tempo" non è più assolutamente considerato né
utilizzato, neppure in forma implicita.
A tal proposito occorre quindi precisare che nell'abbandono della formula matematica V=S/T (e delle sue
omologhe espressioni T=S/V e S=TV), nel nuovo continuum si conserva l'esistenza solamente
di due delle tre grandezze che la formula poneva precedentemente in relazione: lo spazio e
la velocità, mentre la terza grandezza (il tempo) viene ad essere
definitivamente abbandonata,
insieme alla formula stessa, essendo il "Tempo" ritenuto proprio l'elemento viziante nella
formula.
Per quanto riguarda la velocità, essa viene introdotta
come variabile indipendente nel "continuum delle accellerazioni"
quale espressione della caratteristica del moto e ad essa si associa un campione
concreto di unità di misura anch'esso indipendente, mentre nella fisica
convenzionale la velocità è una variabile dipendente dal tempo,
ricavata proprio
mediante quella la relazione V=S/T che è stata abbandonata unitamente alle
sue omologhe espressioni.
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Vedere anche:
"L'errore concettuale"; "I limiti del calcolo differenziale" ed
"Assunzione della velocità della luce come campione di unità di misura delle velocità ed
orologio cosmico"
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